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Cotar e i vini del Carso

STORIA

Nel corso dei secoli la viticoltura ha sempre rappresentato una voce importante per l’economia del luogo. Esistono numerose testimonianze storiche che dimostrano le origini antiche della viticoltura nella regione del Carso. La più rappresentativa è sicuramente quella di Plinio il Vecchio che nei suoi scritti parla di un vino “omnium nigerrima” (il più nero tra tutti) associato quasi certamente a un vino carsico.

Plinio attribuisce al suddetto vino proprietà salutari, grazie alle quali l’imperatrice Livia Drusilla (58 a.C./29 d.C.) raggiunse la veneranda età di 87 anni.

 

TERRITORIO

Il Carso è un altopiano brullo e selvaggio che si estende tra il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia, dalle Alpi Giulie al Mar Adriatico. è un territorio roccioso di origine calcarea e ricco di gesso, nel quale la pioggia ha scavato le rocce dando vita a grotte, fiumi, pozzi e valli. La terra è scarsa, arida e rossa, ricca di ferro e povera d’acqua. Il clima è mite ma segnato dal vento: l’impetuosa Bora che soffia dal nord e il “Mornik” che arriva dal mare.

 

VITICOLTURA

Negli ultimi anni i vini del Carso hanno riconquistato visibilità a livello internazionale grazie alle nuove generazioni di produttori, capaci di dar vita a vini intriganti e di indubbia qualità.

La pratica della viticoltura in questa regione morfologicamente ostile si potrebbe quasi definire eroica. Per impiantare un vigneto sul Carso ci vogliono passione e coraggio, poiché è tutt’altro che facile lavorare il terreno duro e arido, che spesso costringe i contadini a recuperare l’acqua dalle doline (depressioni a imbuto) per garantire il fabbisogno idrico necessario a rendere coltivabili i piccoli appezzamenti “strappati” alla roccia.

Si producono vini dalla spiccata personalità, strettamente legata alle caratteristiche estreme del terroir nel quale nascono: la montagna dona loro acidità, il mare sapidità e la pietra mineralità.

Lo stile di vinificazione più diffuso è sicuramente quello “naturale”. In vigna sono bandite le sostanze chimiche di sintesi alle quali vengono preferite rame e zolfo; in cantina si procede con fermentazioni spontanee, lunghe macerazioni del mosto a contatto con le bucce, scarso uso di solfiti e nessun trattamento di chiarificazione e filtrazione.

 

Vengono coltivate numerose varietà di uva, eppure i vitigni autoctoni più importanti sono 3.

Il Terrano è un’uva a bacca rossa discendente dal Refosco, che da vita a vini acidi e aspri, dal carattere rustico.

La Malvasia Istriana è una varietà meno aromatica e più minerale rispetto al resto delle uve della stessa famiglia.

La Vitovska è un’uva a bacca bianca derivante dall’incrocio tra Malvasia e Glera, l’uva con cui in Veneto viene fatto il Prosecco. Con essa vengono prodotti bianchi dalla freschezza (acidità) accentuata, molto longevi e di grande finezza.

Generalmente viene vinificata lasciando macerare le bucce dell’uva a contatto con il mosto per periodi più o meno lunghi, in modo da donare maggiore complessità e struttura al vino. Il risultato è percepibile anche alla vista, con vini che assumono colori tendenti al giallo molto intenso se non addirittura all’aranciato.

 

COTAR

L’azienda e i vigneti si trovano nella zona occidentale della regione del Carso, nei pressi del villaggio di Gorjansko ubicato a pochi chilometri dal mare. Nonostante la famiglia avesse da sempre una tradizione vinicola, l’azienda è sorta dal nulla nel 1974 e ha commercializzato le prime bottiglie nel 1990.

I vigneti si estendono su una superficie di circa 7,5 ettari. I vitigni coltivati sono Refosco, Cabernet Sauvignon, Merlot, Malvasia, Sauvignon e Vitovska. La densità d'impianto è di 7300 ceppi per ettaro coltivati a Guyot semplice, con rese basse che possono variare da 3.500 a 4.000 kg per ettaro. La vendemmia viene fatta in tardo autunno, quando l'uva raggiunge la maturità fenolica.

Sia in vigna che in cantina i processi sono ancora in linea con i metodi tradizionali tramandati dalle generazioni precedenti. Tutte le operazioni di vinificazione avvengono nella cantina scavata nella roccia, l’ambiente ideale per garantire al vino le migliori condizioni evolutive. La macerazione dei vini bianchi dura dai 4 ai 10 giorni, mentre quella dei rossi può durare anche 20 giorni. La fermentazione con lieviti indigeni viene fatta in botti di rovere che vanno dai 225 ai 2000 litri, senza effettuare interventi sulla temperatura del mosto e senza l’aggiunta di zolfo. Il vino affina in botti usate dalla capacità che varia da 225 a 2000 litri. I tempi di maturazione vanno dai 2 ai 3 anni per i vini bianchi e dai 4 ai 5 anni per rossi. Vengono dunque imbottigliati senza essere filtrati in modo da non impoverire la natura del vino stesso, la presenza di un eventuale sedimento nella bottiglia è quindi del tutto naturale e non rappresenta un difetto.

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